Il tappezziere, ieri, oggi, domani

Riflessioni sul passato, presente e futuro di questa professione

di Orazio Cannistraci

Chiarisco subito si tratta di alcune mie considerazioni partendo dagli anni del dopoguerra ad oggi, cercando di immaginare il futuro...

Negli anni cinquanta, sessanta e settanta, vale a dire la nostra generazione, ebbene allora c'era l'usanza che i ragazzi al mattino andavano a scuola e il pomeriggio in bottega (o' mastru si dice dalle miei parti) per imparare un mestiere, chi come me avendo il genitore con un avviato laboratorio di tappezzeria era fortunato in quanto si può dire giocava in casa.

Indubbiamente la lunga gavetta alle spalle consentì di acquisire sia la teoria e soprattutto la pratica delle diverse lavorazioni. Devo dire che la diversità, la creatività che si poteva esprimere, la grande varietà di campi in cui si agiva mi attrasse subito; così come tanti, finita la scuola dell'obbligo, scelsi liberamente di inserirmi nella attività paterna insieme a un fratello maggiore che mi aveva preceduto.

Bisogna pur dire che in quel periodo dedicandosi al lavoro si trascurò un pò la parte contabile e amministrativa, invece ci siamo resi conto tutti tardivamente di quanto fosse divenuta una componente importante per svolgere con profitto il proprio lavoro.

Passiamo ora al periodo degli anni ottanta, dove una serie di circostanze negative, prima fra tutte la scarsa considerazione avuta dal comparto artigianale da parte della classe politica, il livello quasi proibitivo raggiunto dal costo degli apprendisti, il miraggio dei giovani verso il posto sicuro in fabbrica, oppure parlando del sud la ricerca del posto nella Pubblica Amministrazione, ha provocato lo svuotamento delle botteghe artigiane, di conseguenza è diminuita di molto la manodopera specializzata.

Dieci anni addietro esattamente nel novantadue, ci pensò il governo Amato, sotto la spinta interessata dei grossi sindacati a dare un'altra mazzata ai piccoli imprenditori, varando la famigerata minimun tax, ottenendo ottimi (al negativo) risultati.

Dicevano di combattere l'evasione fiscale, ebbene mentre questa era stimata nell'ordine del 30% non si volle capire che chi lavora in nero evade il 100%. Così raggiunsero l'obiettivo - che neanche troppo segretamente si erano prefissato - di far sparire tutte le piccole attività. Infatti, tantissimi artigiani e piccoli commercianti hanno chiuso bottega e sono andati ad ingrossare il mercato del lavoro nero, così lo Stato ha ottenuto un altro vantaggio al contrario: perdendo anche quello che almeno gli iscritti alle Camere di Commercio pagavano, vale a dire i contributi previdenziali e tutta la miriade di tasse statali, regionali, comunali e balzelli vari.

Bisogna sanare il debito pubblico dissero, ma la logica dice che a pagare i debiti si doveva dare da fare chi li aveva prodotti, vale a dire quelli che avevano gestito allegramente le finanze pubbliche, non certo noi, lavoratori autonomi che se ci ammaliamo nessuno ci paga; in caso di crisi o chiusura, mica ci danno la cassa integrazione, né il prepensionamento, né tantomeno la liquidazione o le ferie pagate, non parliamo poi delle ore di lavoro giornaliero, si va in bottega alle otto di mattina e se va tutto bene si ritorna a casa la sera alle ventuno.

Quindi arrivando al presente, certamente questo andazzo non poteva invogliare i nostri giovani, anzi li ha scoraggiati, dovendo convivere con i tanti problemi che ci assillano giorno dopo giorno, così per tanti è sfumata la possibilità di continuare inserendosi nell'attività.

Adesso, guardando attorno, di cosa possiamo meravigliarci... quello che vediamo è lo specchio fedele della società formatasi in questi ultimi decenni, dove gli incompetenti sono messi ai posti di comando, dove l'imbroglio è normalità, dove l'ipocrisia viene scambiata per rispetto dell'altrui opinione, dove la corruzione è regola, dove i rapporti umani sono falsi, dove si fanno tante leggi e non si riesce a farne rispettare nessuna.

Quindi, è naturale che in questa decadenza morale ci sentiamo a disagio nel vedere l'improvvisazione che regna sovrana a tutti i livelli e in tutti i settori.

Negozi, laboratori, attività varie sorgono da un giorno all'altro, nei piccoli centri, come nelle grandi città, gestiti da persone con scarsa o addirittura senza nessuna esperienza, illudendosi che i fornitori possano supplire alla loro non conoscenza delle lavorazioni, cercando di appoggiarsi a terzisti, dopolavoristi, pensionati e alcuni persino alle casalinghe; provocando di fatto, confusione e notevoli danni a chi svolge seriamente il proprio lavoro, perché lo sappiamo bene che il consumatore finale facilmente fa di tutta l'erba un fascio.

D'altronde, ci siamo mai chiesti chi e quanti ai giorni nostri sono in grado di capire cosa significa lavorazione artigianale, dal momento che manca quasi del tutto la cultura, non dico cultura per dire del sapere scolastico ma informazione, conoscenza e amore al bello, del fare e creare con le mani e col cuore.

Inoltre, la potenziale clientela viene subissata ormai da una pubblicità commerciale che il più delle volte risulta ingannevole, proponendo prodotti di fattura artigianale, spacciando questo pregio solo per giustificare l'alto costo degli stessi, che invece di artigianale non hanno proprio nulla, mentre quelli veri così vengono danneggiati due volte, in quanto il consumatore non correttamente informato, con superficialità giudica in partenza il lavoro artigianale non appetibile in quanto troppo costoso.

Dati alla mano possiamo invece benissimo dimostrare che un prodotto artigianale, può competere benissimo nei costi con uno simile costruito nell'industria, essendo quest'ultima a parità di materiali impiegati, gravata da costi e componenti diversi, a cui si devono aggiungere i notevoli ricarichi necessari a tenere in piedi tutta la struttura di vendite.

Ecco che ritorna ancóra una volta il problema della scarsa, per non dire quasi nulla informazione che invece servirebbe per promuovere tutte le lavorazioni artigianali. Il domani, guardando avanti con speranza ed ottimismo, ci aspettiamo dei cambiamenti, tali da rigenerare tutto il comparto artigiano, che in Italia vale tanto e produce tantissimo, speriamo che in futuro venga tenuto nelle giusta considerazione che le compete.

Certamente anche noi dovremo fare la nostra parte, perché conterà sempre di più la preparazione e la professionalità e sarà importante definire uno standard di qualità per ogni determinata lavorazione.

Auspichiamo inoltre che finalmente anche in Italia venga istituito l'Albo Professionale dei Mestieri artistici e tradizionali, come già esiste in altre nazioni europee, vedi Germania e Francia.

Conclusione: Insisto nel dire che conoscere bene la professione significa che oltre al guadagno economico, bisogna sentire dentro l'amor proprio, la soddisfazione artistica del creare, realizzare, essere orgogliosi di esercitare questo antico ma sempre attuale mestiere e quindi malgrado tutte le difficoltà non dobbiamo perdere la voglia di continuare a svolgerlo con coscienza, onestà ed intelligenza, fiduciosi che l'andamento in futuro evolva nel verso giusto e che l'arte con la A maiuscola ritorni ad essere protagonista, apprezzata e valorizzata per come merita.

Orazio Cannistraci
Tappezziere-Arredatore
c/o TANCAF s.n.c. dei F.lli Cannistraci